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Caschi ed eventuali. postato da matteo@motonline.com
11:02 11 Gennaio 2007 |
 
 
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Commenti a: Caschi ed eventuali.
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Sig ESP, sono l'Amministratore delegato della Caschibus Cascantibus spa srl spdc sos fct, le sarei grato di non firmarsi con un mero e codardo acronimo che vuole nascondere la sua naturale inclinazinoe a commettere un atto gravissimo nei confronti degli utenti di questo forum: lei informa!!
Ma è pazzo?! i mie avvocati sapranno rivalersi su di Lei per migliardiglioni di euro (pari al prezzo di almeo 3 dei nostri caschi). Lei saprà benissimo che qui i venditori od importatori o produttori possono intervenire SOLO per minacciare e querelare gli utenti della strada. Questa è una clausola necessaria per mantenere intatta quell'aura di sacralità che riveste 'noi' venditori seri e giustificare all'utente almeno il 50% del prezzo di vendita del nostro ultimo modello CC-NX-Com_8700 replica KaKapokochifapokomoto '06. La intimo pertanto a non intervenire mai più in merito a questioni che abbiano a che fare in modo anche lontanamente parziale con le gravissime problematiche di marketing che tutti i giorni (interrompendo una sciata, una gitarella in yacht, una partita di golf o una scopata precox) 'noi' importatori seri dobbiamo affrontare per sopravvivere al mostro globalizzatore! riceverà presto notizie dai rappresentanti legali dei 742 marchi di materiale 'tecnico' che io rappresento. una mano sul lampeggiante e l'altra....sui maroni! nic
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Info utente #62678723
| http://news.motonline.com/~matteomotonline.com/
- punteggio: 3
- (ID commento: #107811)
Visto che il post di e.s.p. mi sembra di altissima qualità, serio, esauriente, informativo e interessante, proviamo una volta tanto a mantenere la discussione sugli stessi toni? Thanx
--Matteo "No! Try not. Do. Or do not. There is no try"
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Un vero trattato di cascologia... ehm, sgraat... forse è meglio trovare un neologismo meno portasfiga :-D
Sono praticamente d'accordo su tutto. Viaggio con un buon apribile, conscio che difficilmente potrà garantire la protezione di un integrale di pari prezzo. Però quando si fanno tanti chilometri al giorno (e per più giorni consecutivi), oltre alla sicurezza occorre tener presente anche il confort, l'areazione, la bontà e la durata dei materiali. Ah... tra le protezioni hai dimenticato i pantaloni tecnici con le protezioni alle ginocchia... ho visto troppi amici che per scivolate stupidissime (anche a bassissima velocità) hanno mangiato i jeans e sono stati per mesi a far rimarginare la pelle che non c'era più :-( Lamps Giancarlo "gattostanco" Gattelli Guzzi Norge 1200 - Ravenna www.gattostanco.it [gattostanco.it] "Il vero motociclista è quello che non ha mai fretta di arrivare, perchè sa che poi, quando arriva, finisce il bello..." V.B. www.ttacademy.it [ttacademy.it]
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nella tua enciclopedica delucidazione sul casco, forse manca un piccolo particolare che riguarda le calotte in policarbonato. Come tutti sappiamo (ma forse non proprio tutti) il policarbonato non è un materiale eterno, anche se conservato nel migliore dei modi. Ebbene, all'interno del casco, e certe volte anche al suo esterno vi è apposto un bollino circolare su cui viene stampigliato l'anno di produzione ed anche il mese.
Adesso non lo ricordo perfettamente, ma so che oltre un preciso numero di anni tale materiale debba ritenersi poco affidabile circa le sue primitive qualità di assorbimento d'urto. Sai quanti anni debbono trascorrere prima di ritenerlo tale? Ciao Melus
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www.webbikeworld.com/motorcycle-helmets/motorcycle -helmet-faq.htm
www.motorcyclistonline.com/gearbox/motorcycle_helm et_review/ Qui ci sono un sacco di informazioni utilissime ed illuminanti. Dal punto di vista strutturale, è evidente che ogni foro nella calotta è un punto di innesco per una rottura o comunque sicuramente un indebolimento della stessa. Inoltre presa d'aria aumenta il fruscio del casco ossia il rumore al suo interno. Certo però che d'estate molto utili! ciao ALbert
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mettete dei fiori nei vostri cannoni...ma cha siano fiori buoni!
respect per melus e sotterro il tomhawhack...per adesso. nic PS per sec: so che tu non sai leggere, ma fidati di me, in sintesi vuol dire: tregua per Bombardone che alla fine è 'nu bravo guaglione! ( e non fare dell'umorismo sulle rime facili!)
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Non sono molto d'accordo con alcune cosa che hai scritto. Sicuramente come tu dic gran parte del prezzo pagato per un casco va atribuito alla marca o alle reali o presunte innovazioni tecnologiche e funzionali in esso introdotte, ma è pur vero che anche i produttori di caschi a prezzi più "onesti" non è che stanno a fare beneficienza, perciò se su un casco all'ultimo grido paghi un 50% legato a tutto ciò che si è detto, sugli "altri" ne pagherai un 40%, quindi vedi che probabilmente le differenze tecniche, di confort, di possibilità di acessori e via dicendono, rimangono nello stesso tipo di grandezze.
Seconda cosa, l'omologazione è un parametro che molti costruttori usano come punto di arrivo per un prodotto, altri costruttori ne fanno un punto di partenza...giusto per fare un esempio, i caschi Arai superano ripetutamente sullo stesso punto, 4 test di impatto, tutti superiori come valore a quello di omologazione, di conseguenza anche costasse 4 volte un altro casco, li vale tutti! Terza cosa, parlando di confort e vestibilità, quindi tutto poi traducibile in sicurezza, ci sono marche che adottano una sola misura di calotta per tutte le misure di calzata, ciò vuol dire che chi ha la testa molto piccola si ritrova il casco imbottito con troppo "polistirolo" e troppo peso e chi ce l'ha grande, probabilmente con troppo poco! Anche in questo caso Arai fornisce 6 misure di calotta per 9 misure di calzata, questo vuol dire che ognuno ha il casco giustamente attagliato alle sue misure e che la proporzione dell'imbottitura è uguale per tutte le misure. Come vedi anche in questo caso quella differenza di euro si traduce in qualcosa! Cmq vorrei precisare che non sono un azionista Arai, semplicemente un motociclista che ha potuto apprezzare la concreta differenza tra un casco da 800 euro e uno i quelli che tu ritieni cq molto validi da 250...non esiste assolutamente paragone! In ultimo vorrei dissentire da una tua affermazione, ovvero quando reputi che su strada si posa preferire un prodotto non da motogp...ma stiamo scherzando!!!!!!!!! E' tutto l'opposto! Mentre in pista ci sono vie di fuga e il tutto è cmq configurato per la massima sicurezza, su srada è una giungla, le dinamiche di incidente e di caduta sono infinitamente piu' variegate e pericolose che non in una gara da motogp, senza considerare che le odierne super sportive raggiungono senza sforzi i 280 orari e le gran tirismo migliori anche i 240! Perciò in conclusione, come tu giustamente hai detto, ognuno spende i propri soldi come meglio crede, io alla luce di tutto quello che ho scritto ritengo che la ia testa li posa valere 800 euro, se tu ritieni che la tua ne valga 200 fai pure:-) criis
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Un interessante "mini-trattato" sui caschi, complimenti.
Per quel che ne so io, forse merita una piccola precisazione: nella modalità di assorbimento dell'urto attribuisci alla calotta la funzione di assorbimento dell'energia dell'urto, mentre a quella che chiami "imbottitura" (impropriamente) deve secondo te mantenere essenzialmente la "forma" per non danneggiare la testa. Secondo me non è corretto. La calotta assorbe sì una certa quota di energia, ma la sua funzione principale è quella di proteggere la testa dalla penetrazione di corpi esterni e di mantenersi il più possibile integra durante l'urto per permettere al polistirolo interno di assorbire l'energia. E' quest'ultimo, infatti, che nell'urto si deforma (plasticamente quindi irreversibilmente) in modo sensibile ed assorbe la maggior quota parte dell'energia. La calotta non funziona come il paraurti di un'auto, che si deforma molto e tende a tornare in posizione (questo forse vale per i caschi-truffa, come quelli venduti, come sagnali giustamente, in qualche supermercato, tempo fa). La calotta di un buon casco è molto rigida, si deforma poco nell'urto e quindi assorbe poca energia, compito che spetta alla struttura in polistirolo. Infatti, il motivo principale per cui occorre sostituire un casco dopo un urto (magari anche di lieve entità) è perché molto probabilmente il polistirolo (nello strato immediatamente sottostante la calotta) si sarà deformato, divenendo incapace di assorbire ulteriormente energia. Ciao e, di nuovo, complimenti per la tua esposizione. Francesco
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... inno alla sicurezza di noi stessi...
Io scelgo il casco principalmente guardando la misura, perché con il mio cappoccione non sempre ho molta libertà di scelta... Oltre alla sicurezza passiva, a mio avviso, esiste anche quella attiva, come per esempio nel caso del mio Schuberth, che ha la visierina antisole incorporata e scorrevole. Prima avevo seri problemi con la visiera scura del tipo fumè, entrando nelle gallerie o alla sera vedevo veramente poco, e non mi sembrava il caso di guidare con la visiera alzata. Tenere la visiera trasparente era peggio, il sole mi uccideva gli occhi e non ho mai considerato valida la soluzione degli occhiali scuri sotto il casco (che andrebbero in ogni caso tolti in qualche modo quando si entra in galleria...). Ora alzo e abbasso la visiera antisole a mio piacimento... Mi auguro che questa soluzione venga adottata anche da altri costruttori (e mi risulta che qualcuno oltre alla Schuberth ci sia...). Ciao BJ
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Non esiste che un produtore di cachi accoppi due calotte.La linea che si vede in una calotta di policarbonato non è altro che il punto in cui uno stampo si apre per fare uscire il prodotto.Infatti uno stampo sferico si deve aprire per fare uscire quello che si è stampato.
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...torno a dire che nel 1982 sono scivolato con una Yamaha RD 350 LC bianca e rossa appena comprata, finendo con il femore contro un platano e con la testa (lato destro) contro lo spigolo di un marciapiede in porfido alto 20 cm.
Risultato: femore rotto, testa integra, casco Bieffe in policarbonato con una leggera scalfittura ma intatto. Il casco non ha perso la visiera non si è slacciato, non ha ceduto in nessun punto o parte. Lo pagai 40 mila lire e lo scelsi perchè era bianco e rosso come la moto: si dimostrò più che robusto, salvandomi la vita. Suppongo che nel 2007 i caschi siano costruiti meglio di un casco economico del 1982 (25 anni fa). Pertanto ne deduco che sono tutti (quelli che hanno superato le prove di omologazine) ben più robusti di quanto serve realmente e pertanto vadano scelti più che altro per estetica, calzabilità, confort ed accessori presenti (ventilazione, antiappannamento, doppia visiera ecc). Ricordo che la calotta esterna non ha la funzione di assorbire gli urti (o almeno lo ha in misura modestissima), mentre tale funzione è svolta dal materiale espanso posto al suo interno. Tale materiale espanso è "one shot" ossia dopo la prima botta si deforma plasticamente e perde una buona parte delle sue doti di assorbimento d'energia: dopo un incidente il casco va cambiato. Se invece il casco cade a terra accidentalmente, basta una ispezione accurata per vedere se ci sono microfratture sulla calotta esterna: se non ci sono lo si può utilizzare tranquillamente, visto che l'espanso interno non ha subito alcun colpo perchè non c'era la vostra testa a comprimetrlo. Il mio consiglio è questo: comprate un casco non troppo costoso in policarbonato o similari e cambiatelo spesso, ogni 3 o 4 anni max, e soprattutto cambiate spesso le visiere appena si segnano un po'. Se fate così avrete sempre un casco recente (tutte le materie plastiche risentono un po' del passere del tempo, per azione degli ultravioletti, dell'ozono, dell'ossigeno e delle altre sostanze disperse in ambiente, specie i solventi) che è la miglior garanzia per avere la calotta estrena intatta e nel pieno della sua efficienza. Idem per l'interno, per il cinturino, per la chiusura e per l'incollaggio dei vari pezzi. Credo che i caschi oggi siano molto più robusti (ossia sopportanto tanti più "g") di quanto la testa riesca a tollerare: ricordatevi di Ratzemberger ad Imola (nel 92? fu il gp dela morte di Senna) durante la gara di F.1, cui esplose il cranio all'interno del casco, che invece rimase intatto. Il pilota ovviamente morì sul colpo. Credo anche che invece che i caschi vadano migliorati nei punti di attacco della visiera, che si stacca sempre troppo facilmente negli incidenti (vedi motogp). ciao Alberto Mantovani Ingegnere meccanico da 18 anni.
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e pensare che sono un medico e ho già i capelli bianchi ! però il 24 dicembre ,in riviera un giorno di luce da impressionisti,ho commesso un errore fatale cui i modulari ti invitano : ho alzato la mentoniera per respirare e godermi un bel vento di libertà.
Una banale scivolata ( alla moto neppure un graffio)ed il cupolino della moto mi ha tranciato il naso. Morale : integrale ,ragazzi, integrale !!!
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Considerato che per quanto riguarda i caschi ci siamo ritrovati a colloquiare con diversi utenti abbastanza eruditi in materia, vorrei fare alcune domande: è possibile progettare una calotta esterna di un casco con un foro di circa sei centimetri di diametro posto proprio nella parte più alta, senza per questo snaturare le sue doti meccaniche di resistenza agli urti? Fra i materiali attualmente usati quale potrebbe essere quello che più si presterebbe ad un simile trattamento? Infine chiedo se un casco simile, nell’ipotesi che possa conservare intatte le sue dosi di resistenza, potrebbe rivelarsi riduttivo per la protezione interna del capo? Ho letto la risposta di E.S.P alla domanda di Nordest sulle feritoie applicate alla calotta esterna. Ma nel mio caso si tratta di un foro circolare del diametro di circa sei centimetri, e la cosa cambia un pochino. Il motivo di queste domande? Ve lo spiegherò in un mio prossimo articolo. Vi sarei veramente grato se potessi avere dei chiarimenti su quanto sopraesposto.
Melus
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Mi riallaccio alla considerazione di Bigjohn sul discorso visiera scura - occhiali da sole.
Effettivamente il casco Schubert con la visera scurata che si può alzare e abbassare a piacimento rappresenta la soluzione migliore; reduce da un incidentino in rotatoria, un mio caro amico se l'è comprato utilizzando il risarcimento che ha ricevuto: unico neo, secondo me, è che con i guanti azionare la piccola levetta per la visiera scura non è semplicissimo (magari, però, basta un pelo di abitudine). Mi sembra però che quel casco sia un modulare, non so ne esistano di integrali con pari caratteristiche. Il discorso dei chiaroscuri durante la guida è importante, anche perché in alcune occasioni e per alcune persone (dipende dal visus di ciascuno) ci si può trovare a percorrere tratti di strada praticamente alla cieca. L'effetto più "visibile" (scusate il gioco di parole) lo si avverte nelle gallerie, specie quelle non autostradali poco illuminate e che magari curvano all'interno. Con occhiali da sole "pesanti", l'effetto Ray Charles è assicurato. Tra l'altro, stando a quanto mi riferisce l'oculista che mi segue (e che mi visita di tanto in tanto - si tratta di un primario ospedaliero), chi ha forti differenze di visus da un occhio all'altro è più soggetto, in caso di guida notturna (o paragonabile ad essa), ad un calo della percezione del senso della profondità, che quindi riduce la capacità di stimare gli spazi che ci troviamo davanti, o a quale distanza sia realmente, ad esempio, un veicolo che stiamo per incrociare. In casi di elevata luminosità esterna, poi, eventuali zone d'ombra possono essere percepite come quasi buie: ricordo una salita sul passo della Calla in cui alcune zone d'ombra degli alberi sulla strada sembravano veramente buie; d'altro canto era impossibile viaggiare senza occhiali da sole perché nelle zone illuminate la luce era veramente fastidiosa. Casi in cui si alternano continuamente situazioni con elevata differenza di luminosità, rendono l'occhiale da sole (difficile da togliere durante la guida) o la visiera solo scura soluzioni molto scomode (o addirittura pericolose). Altri casi critici per la visibilità si manifestano, magari variabilmente a seconda delle stagioni, quando a certe ore il sole tramonta dritto sul piano stradale (ricordo un ritorno da Trieste un luglio del 2000, o la statale PD-VI a settembre): credo sia la situazione più difficile, in quanto comunque si ha il sole negli occhi e del resto di vede gran poco. Un ottico mi aveva venduto degli occhiali da sole con lenti polarizzate: ottime per eliminare abbagli e riflessi e abbattere il contrasto dei chiaroscuri, ma hanno alcune controindicazioni: con alcune inclinazioni di visuale i display a lcd (es. il tachimetro del tdm) risultano... neri; in caso di visiere di scarsa qualità (come quella di un jet che uso quasi mai), la strada, a seconda dell'inclinazione in cui si guardi) assume variabilmente toni grigi, rossi o verdi... insomma dopo un quarto d'ora arriva un bel mal di testa e persino un senso di nausea (l'occhio si stanca parecchio in condizioni del genere). Per chi usa molto la moto, con escursioni d'orario in cui la luminosità esterna varia di molto (e quindi, a maggior ragione, chi la usa nei mesi freddi - giornate corte) caschi con visiere di buona qualità ed eventualmente con la doppia visiera (chiara e scura) sono effettivamente una gran comodità, ma anche un notevole elemento di sicurezza: protetti a meraviglia va bene, ma se ci si trova nella situazione di viaggiare senza vedere dove si va o cosa accade intorno...
[ Commento padre
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ecco una cosda interessante passata sulle riviste nel corso del 2006...
Lo guardavi..e sinceramente rimanevi un pò perplesso...perchè la forma era strana e sinceramente piuttosto brutta... ...però l'idea era grandiosa... ...alla fine non è che...quattro prismetti di plastica ed i corridoi per le riflessioni liberi ed il gioco è fatto... ...però l'idea è ottima...vedere dafvanti e dietro contemporaneamente...avere sempre la situazione sotto controllo ai margini del campo visivo... ...cosa NON bisognava fare per permettere al prodotto di affermarsi, nonostante la forma non aggraziata? Bisognava evitare come la peste di mettergli un prezzo assassino che lo relegasse al rango di semplice curiosità...bisognava evitare l'ansia di recuparere i soldi dello sviluppo con il primo oggetto...o semplicemente nei primi tempi...perchè una novità del genre ha bisogno di uscire per il mondo ed andare ad affermarsi... ...difatti, prezzo assassino, prodotto morto in culla.
[ Commento padre
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