Benvenuto Anonimo!

Caschi ed eventuali.

postato da matteo@motonline.com
 11:02 11 Gennaio 2007
E.S.P. scrive "E’ con mio sommo tedio che mi accingo a postare, per l’ennesima volta, alcuni chiarimenti sull’argomento caschi per moto…se ne è fatto un gran parlare ultimamente, ma non ne è uscito uno straccio di informazione che serva a qualcosa, mi pare…ma sarò lieto di essere smentito.
Premetto che le informazioni che vado a postare sono volutamente di carattere generale ed il loro scopo è quello di creare una maggiore consapevolezza negli utenti, non indirizzare chicchessia verso modelli o marche, cosa che non mi interessa affatto.

Bando alle ciance e passiamo alla sostanza…come tutti sapete, e se non lo sapete sono qui per questo (gratis, anche se non siete miei clienti) ci sono vari tipi di casco in commercio, che utilizzano tecnologie differenti…per semplicità ridurremo le tipologie a pochi macrogruppi e tratteremo le differenze di maggiore rilevanza in coda.

Ci sono caschi APERTI (jet e demi-jet), caschi MODULARI (con mentoniera mobile od asportabile), caschi INTEGRALI (questa categoria contiene anche gli integrali sportivi che usano soluzioni leggermente differenti di cui si parlerà) e caschi PERICOLOSI.

Cominciamo dall’ultima categoria, i caschi PERICOLOSI…rientrano in questo insidioso gruppo tutti quegli oggetti che vengono usati, impropriamente, come caschi per motocicletta…dall’elmetto militare, al casco da skateboard a quello da equitazione…come sapete bene ci sono in giro anche delle scodelle, non omologate…che pur avendo il look di un casco…non offrono una protezione accettabile in tutte le situazioni…sono particolarmente diffuse nei posti caldi ove l’uso del casco vero e proprio, per una grave lacuna dei produttori che ancora non hanno commercializzato modelli idonei, è talvolta un vero calvario.

Sono meglio di niente, ma di certo non offrono una protezione degna di questo nome…li sconsiglio senz’altro, ma non posso nascondere di aver riflettuto sul fatto che in certi casi l’intontimento provocato dal permanere a lungo con la testa surriscaldata dal sole, in mezzo al traffico caotico di una città può essere ben più pericoloso di una protezione passiva ridotta…ma di un livello di attenzione ben più elevato…io stesso sono una vittima del calo di attenzione da caldo…e quindi ho pagato sulla mia pelle prima di parlare.

Nella perniciosa categoria dei caschi pericolosi rientrano anche oggetti per loro natura ancora più insidiosi…i caschi con la falsa omologazione. Ci sono difatti stati casi, in passato, di caschi, perlopiù importati da paesi orientali, che, nonostante recassero la targhetta di omologazione, non superavano i test previsti…si trattò più che altro di prodotti a basso costo commercializzati in supermercati…dato che la grande distribuzione non ha ritenuto di fare chiarezza sull’accaduto ed in prossimità di tali prodotti esposti a tutt’oggi non compaiono informazioni supplementari riferite ai prodotti, non posso che consigliarvi estrema prudenza…guardate bene quel che comprate, e se ritenete di non essere capaci di valutare spendete qualche decina di euro in più e assicuratevi un prodotto sgravato da tali dubbi. In questo caso sai tratta di una lacuna gravissima e addebitabile allo stato, che a fronte di regole e vessazioni molto severe perpetrate ai danni della nostra categoria ha permesso che venissero fraudolentemente messi in circolazione prodotti con certificazioni false, speriamo non si ripeta più e che i controlli siano stati resi più efficaci.

Prima di esaminare pregi e difetti delle varie tipologie di caschi esistenti, sarà bene chiarire a cosa serve un casco, cosa fa e cosa non fa…parlando poi brevemente dei materiali che vengono impiegati per la loro costruzione e delle tecnologie utilizzate per produrli.

Fondamentalmente un casco è un dissipatore di energia…noi lo associamo ad una corazza impenetrabile e rigida solo perché le forze in grado di fletterlo sono maggiori di quelle che abitualmente siamo abituati ad esercitare toccando le cose…ma basterà prenderne uno e premere con forza sui bordi del lato apertura per iniziare a rendersi conto di avere a che fare con un oggetto niente affatto rigido! Entro certi limiti è un bene che sia così…un casco rigidissimo difatti sposterebbe l’energia dell’urto…direttamente sulla testa! Il risultato sarebbe un casco intero ed una testa rotta…davvero non una buona idea…

…è difatti proprio la deformazione del materiale che dissipa l’energia d’urto, così come la forza di coesione dei polimeri impiegati impedisce per quanto possibile la penetrazione di oggetti all’interno del casco. Al momento dell’impatto, difatti, sarà proprio questo guscio, con le sue caratteristiche di elasticità a smaltire l’energia, mentre le imbottiture interne si deformeranno per far sì che la variazione di dimensioni in atto non danneggi la testa…naturalmente anche questo contribuisce, e di molto, a smaltire la forza d’impatto…il distinguo è solo per farvi riflettere sul perché la protezione sia realizzata con un multistrato di materiali molto differenti tra loro…

…adesso che vi state immaginando un casco che si deforma come un pallone premuto con le mani credo sarà facile farvi capire perché è una buona idea sostituire il casco dopo che ha ricevuto un urto importante…poiché anche se la forma vi sembra identica, ci sono zone della calotta che si sono flesse e sono ritornate in posizione…ed in quelle zone il materiale, seppur in modo per voi invisibile, è danneggiato…e può esserlo al punto da sfondarsi al primo colpetto non offrendo più alcuna protezione.

I caschi vengono realizzati adottando diversi metodi di produzione…ma al di là delle differenze trascurabili, legate più ad un brevetto aziendale che ad una reale innovazione, i metodi utilizzati sono tutto sommato pochi e semplici da capire.

La calotta innanzitutto può essere realizzata in due (o più parti) metà che vengono poi unite mediante saldatura oppure in un unico pezzo…chiariamo subito che un casco realizzato con due calotte unite è solitamente un prodotto di gamma economica bassa, realizzato in materiali che permettono tale saldatura, frutto di una tecnologia vecchia…e quindi dalle prestazioni legate al passato…l’impressione di trovarsi davanti ad un oggetto le cui prestazioni non sono il massimo è quindi corretta, nonostante l’omologazione vi dica che è comunque un oggetto che ha superato i severi limiti imposti dalla legge. Releghiamo quindi questi oggetti all’uso con il ciclomotore…dove le basse velocità impediranno quasi sempre il verificarsi di urti insostenibili dall’oggetto e trascuriamo questa variante in ciò che tratteremo da qui in avanti.

I materiali utilizzati per la produzione di caschi, alla fine, non sono poi moltissimi…ci sono quelli realizzati con polimeri termoplastici (per stampaggio ad iniezione, una tecnologia che consente di controllare molto bene le condizioni di lavorazione), i prodotti realizzati in policarbonato (PC) con lo stesso sistema…ci sono poi caschi realizzati con resine polimeriche arricchite di materiali in polvere o fibre che, dispersi omogeneamente nel supporto polimerico ne incrementano le caratteristiche meccaniche…ed infine ci sono i caschi realizzati partendo da prodotti in fibra trasformati in tessuto e tenuti in posizione da un connettivo polimerico (è come se ci fosse una plastica che impregna il tessuto e ne incolla più strati) è il caso del carbonio e del kevlar (anche se troverete un sacco di nomi diversi che in realtà sono nomi di prodotti…la sostanza però non cambia se produco una tela in kevlar e carbonio e la chiamo peppino sempre kevlar e carbonio è…usano nomi diversi tanto per rendervi più facile capire perché il loro casco costa 500 euro più di un altro!!!).

Approfondiamo il discorso materiali con qualche utile precisazione…se leggete l’elenco così come io l’ho compilato, state esaminando i materiali in ordine crescente di prestazioni…dal meno “resistente” al più “performante”…i caschi polimerici o in fantomatiche “resine termoplastiche” (di solito mescole composte principalmente da ABS) sono certamente i peggiori…si tratta dei prodotti più economici…ed il mio consiglio è di scartarli, se non altro poiché i produttori non vi offrono alcuna chiarezza né trasparenza…”resina termoplastica” non vuole dire niente…diverso è il discorso per un prodotto che vi indichi di quali plastiche si tratta! Il policarbonato è un termoplastico…ma è tutta un’altra storia! Si tratta difatti di un polimero dalle caratteristiche meccaniche davvero eccellenti, con cui è possibile realizzare caschi molto sicuri (monocalotta!!!!) i limiti sono legati al peso dell’oggetto finale ed al fatto che il policarbonato, perquanto venga “drogato” con fotoprotettori, teme i raggi UV! Custodite quindi in una sacca il vostro casco in PC, al riparo da agenti chimici, da sbalzi di temperatura eccessivi ma soprattutto dalla luce diretta del sole…e visto che lo pagate meno di altri, dopo due anni prendete in considerazione l’idea di sostituirlo, se è stato intensamente usato (ma le sue condizioni di usura vi aiuteranno…noterete da soli che sono costruiti proprio per questo periodo di utilizzo…ve lo dirà il loro aspetto interno ed esterno).

I polimeri drogati sono presenti sul mercato…quando avete in mano un casco di cui, nonostante la lettura dell’etichetta non capite di cosa è fatto poiché si parla in modo ambiguo e sibillino di polimeri di nuova concezione…di uso di fibre di vetro…avete in mano uno di questi materiali…scartatelo! Non perché non sia buono, ma perché pagate ed avete diritto ad un’informazione trasparente!

I caschi realizzati utilizzando fibre intessute ed impregnate sono i migliori, per protezione e leggerezza…tali materiali (nelle combinazioni più varie:fibra di vetro o fiberglass, fibra di V. e carbonio, carbonio e kevlar e via mischiando) consentono di realizzare oggetti che vanno anche oltre le caratteristiche necessarie all’omologazione…una di queste è una minore flessibilità dell’”imboccatura” dove infilate la testa e dei bordi visiera…potrete confrontare i vari prodotti comprimendo questa zona…meno si flette, meglio è (tranquilli, ciò non vanifica la flessibilità che dissipa l’urto…si tratta di forze in gioco nettamente differenti)…

Passiamo alle tipologie: il casco Jet (e similari) non è una ciofeca! E’ un oggetto da prendere in considerazione, ma il suo limite è di immediata percezione…nulla protegge il volto! Non è un limite da poco! Deve essere scelto per quelle situazioni in cui ritenete che le condizioni meteo, legate ad alte temperature, non vi consentirebbero di mantenere una corretta concentrazione nella guida ed, al contempo, quando intendete usare le vostre due ruote a bassissima velocità…il rischio che correte sarà più alto con un jet…quindi fate in modo che non sia il vostro primo, né unico casco!

Il modulare è un’oggetto ibrido con sostenitori e detrattori…comodissimo nel mototurismo, ove vi consente di godervi alla grande il viaggio scattando foto, fumando, mangiando, bevendo, conversando senza togliervi il casco…quanto osteggiato dai puristi che lo ritengono un integrale menzognero incapace di offrire la protezione adeguata…chi ha ragione? Entrambi! Un buon modulare ripara molto più di un jet, ma non deve essere utilizzato nel motomondiale…perché non è un integrale!

Infine gli integrali…è il casco del motociclista! Fatto salvo il discorso sui materiali questo è il modello che vi offre la maggior sicurezza…un ottimo livello di protezione con i migliori…un buon livello con gli altri. Oggi come oggi il valore aggiunto di un modello rispetto ad un altro (a pari materiale) è da ricercarsi nella qualità di realizzazione e negli accessori forniti…”il nasetto” di gomma e la “tendina” sottogola non sono cacchiate…servono a ridurre il rumore ed aumentare il comfort…gli interni staccabili vogliono dire possibilità di lavarli (con parsimonia, altrimenti li distruggete)…la seconda visiera fumè è un lusso utile…appendici e pinne varie, invece, non sono fondamentalmente una buona idea…la levigatezza e la sfericità sono parte della protezione…un casco che scivola meglio, senza impuntamenti vi protegge meglio…ma non è il caso di preoccuparsi troppo…le appendici appllicate dai costruttori dovrebbero essere in grado di staccarsi al minimo impatto….evitandovi danni…

…io però, preferisco non averne!

I materiali interni alla calotta…sono un argomento di cui i produttori hanno molto di cui vergognarsi…che può essere riassunto in questo modo…ciò che è a vista è delle fogge e dei materiali più vari…sotto, gira gira…è sempre il povero polistirolo (o polistirene espanso) …sinceramente, due lire in ricerca potrebbero anche spenderle.

La chiusura del cinturino è un altro argomento che da sempre fa discutere! Si dice che quella a doppia D sia la migliore…forse è anche vero…ma non si può allacciare con i guanti…e se pensate che alla lunga, togli e metti, finirete per viaggiare a cinghia slacciata, perché tanto sono trecento metri…bhe, allora comprate un casco con la “macchinetta”…chiacchere a parte è comunque sicura, non si apre di certo…ma necessita che vi preoccupiate pesso di regolare la lunghezza del cinghietto, che con quell’affare tende un po’ ad allentarsi…

Delle visiere non parliamo nenche, è la parte più primitiva dell’oggetto…fondamentalmente sono tutte di policarbonato (ah, la vostra ha un altro nome? E sennò come fanno a spillarvi quei 70 euro in più? Lasciate perdere, è policarbonato) più o meno trattate…con trattamenti che costano tanto e fanno ben poca differenza. Non devo dirvelo vero che quelle più spesse e meglio fissate vi garantiscono meglio di quelle sottili e fissate a qualche modo?

Chiudiamo con qualche parola sui prezzi.

Fatto salvo il concetto che ognuno spende (O BUTTA) il proprio denaro come meglio crede…tenete presente che un casco sotto i 50 euro è un azzardo…vale 50 euro la vostra salute? Attorno ai 100 euro si trovano già dei caschetti dignitosi, ma senza pretese…da ciclomotore….in ogni caso tra i 200 ed i 350 euro portare a casa dei gran bei caschi…oltre…sinceramente…portat e a casa solo della roba da fighetto in cui il nome della marca od il colorino appllicato qui e là vi costano più del casco in sé.

O magari dei caschi davvero eccellenti…se vi state iscrivendo al mondiale superbike! Altrimenti, a che vi servono?

Se poi fate un giretto tra i venditori online e non avete molte pretese di colori e modelli vi assicuro che potrete portarvi a casa ottimi caschi con meno di 200 Euro.

In ogni caso ricordate sempre…il casco non copre tutto il corpo! Potete avere addosso il casco più costoso e resistente dell’universo, ma oltre un certo limite l’energia che dovreste smaltire al momento dell’impatto (in un contesto pieno di ostacoli, marciapiedi, pali di ferro, veicoli in transito, guard rail…) vi farà uscire dall’incidente feriti, mutilati od uccisi, senza che il casco possa farci un accidenti di niente!

Quindi vi do un consiglio gratuito, che fareste bene ad accettare….se non siete ricchi, non spendete follie per il casco per poi girare con un giubbottino ridicolo, un po’ dei vostri soldi dedicateli ad un abbigliamento consono (senza dimenticare gli stivali ed i guanti!!!) ed ad un paraschiena…non è che poi dovete andare sempre in giro bardati…ma quando viaggiate o uscite con gli amici potrete indossare un livello di protezione almeno sufficiente….

Vi saluto, se ritenete che abbia detto qualcosa di scorretto, precisate pure, non vi querelerò…anzi ve ne sarò grato…in più mi scuso per le lacune senz’altro abbondantemente presenti in questo documento…

Saluti E.S.P."
 
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user spedito da nic0402 il 16:22 03 Gennaio 2007
Sig ESP, sono l'Amministratore delegato della Caschibus Cascantibus spa srl spdc sos fct, le sarei grato di non firmarsi con un mero e codardo acronimo che vuole nascondere la sua naturale inclinazinoe a commettere un atto gravissimo nei confronti degli utenti di questo forum: lei informa!!
Ma è pazzo?! i mie avvocati sapranno rivalersi su di Lei per migliardiglioni di euro (pari al prezzo di almeo 3 dei nostri caschi).
Lei saprà benissimo che qui i venditori od importatori o produttori possono intervenire SOLO per minacciare e querelare gli utenti della strada. Questa è una clausola necessaria per mantenere intatta quell'aura di sacralità che riveste 'noi' venditori seri e giustificare all'utente almeno il 50% del prezzo di vendita del nostro ultimo modello CC-NX-Com_8700 replica KaKapokochifapokomoto '06.
La intimo pertanto a non intervenire mai più in merito a questioni che abbiano a che fare in modo anche lontanamente parziale con le gravissime problematiche di marketing che tutti i giorni (interrompendo una sciata, una gitarella in yacht, una partita di golf o una scopata precox) 'noi' importatori seri dobbiamo affrontare per sopravvivere al mostro globalizzatore!
riceverà presto notizie dai rappresentanti legali dei 742 marchi di materiale 'tecnico' che io rappresento.

una mano sul lampeggiante e l'altra....sui maroni!
nic
user spedito da matteo@motonline.com il 16:48 03 Gennaio 2007
Visto che il post di e.s.p. mi sembra di altissima qualità, serio, esauriente, informativo e interessante, proviamo una volta tanto a mantenere la discussione sugli stessi toni? Thanx
--Matteo
"No! Try not. Do. Or do not. There is no try"
user spedito da gattostanco@libero.i il 16:52 03 Gennaio 2007
Info utente #62667520 | http://www.gattostanco.it/ - punteggio: 2 - (ID commento: #107812)
Un vero trattato di cascologia... ehm, sgraat... forse è meglio trovare un neologismo meno portasfiga :-D

Sono praticamente d'accordo su tutto.

Viaggio con un buon apribile, conscio che difficilmente potrà garantire la protezione di un integrale di pari prezzo.

Però quando si fanno tanti chilometri al giorno (e per più giorni consecutivi), oltre alla sicurezza occorre tener presente anche il confort, l'areazione, la bontà e la durata dei materiali.

Ah... tra le protezioni hai dimenticato i pantaloni tecnici con le protezioni alle ginocchia... ho visto troppi amici che per scivolate stupidissime (anche a bassissima velocità) hanno mangiato i jeans e sono stati per mesi a far rimarginare la pelle che non c'era più :-(

Lamps

Giancarlo "gattostanco" Gattelli
Guzzi Norge 1200 - Ravenna
  www.gattostanco.it [gattostanco.it]
  "Il vero motociclista è quello che non ha mai fretta di arrivare, perchè sa che poi, quando arriva, finisce il bello..." V.B.
  www.ttacademy.it [ttacademy.it]
  • Re:Urka! di E.S.P. (Punteggio: 2) 17:36 03 Gennaio 2007
user spedito da Melus0512 il 19:16 03 Gennaio 2007
nella tua enciclopedica delucidazione sul casco, forse manca un piccolo particolare che riguarda le calotte in policarbonato. Come tutti sappiamo (ma forse non proprio tutti) il policarbonato non è un materiale eterno, anche se conservato nel migliore dei modi. Ebbene, all'interno del casco, e certe volte anche al suo esterno vi è apposto un bollino circolare su cui viene stampigliato l'anno di produzione ed anche il mese.
Adesso non lo ricordo perfettamente, ma so che oltre un preciso numero di anni tale materiale debba ritenersi poco affidabile circa le sue primitive qualità di assorbimento d'urto.
Sai quanti anni debbono trascorrere prima di ritenerlo tale?
Ciao

Melus
user spedito da Albert 1000 il 19:43 03 Gennaio 2007
www.webbikeworld.com/motorcycle-helmets/motorcycle -helmet-faq.htm

www.motorcyclistonline.com/gearbox/motorcycle_helm et_review/

Qui ci sono un sacco di informazioni utilissime ed illuminanti.

Dal punto di vista strutturale, è evidente che ogni foro nella calotta è un punto di innesco per una rottura o comunque sicuramente un indebolimento della stessa. Inoltre presa d'aria aumenta il fruscio del casco ossia il rumore al suo interno. Certo però che d'estate molto utili!

ciao

ALbert
user spedito da nic0402 il 22:37 03 Gennaio 2007
mettete dei fiori nei vostri cannoni...ma cha siano fiori buoni!

respect per melus e sotterro il tomhawhack...per adesso.

nic

PS per sec: so che tu non sai leggere, ma fidati di me, in sintesi vuol dire: tregua per Bombardone che alla fine è 'nu bravo guaglione! ( e non fare dell'umorismo sulle rime facili!)
user spedito da criis il 12:23 04 Gennaio 2007
Info utente #1182958416985033 - punteggio: 1 - (ID commento: #107859)
Non sono molto d'accordo con alcune cosa che hai scritto. Sicuramente come tu dic gran parte del prezzo pagato per un casco va atribuito alla marca o alle reali o presunte innovazioni tecnologiche e funzionali in esso introdotte, ma è pur vero che anche i produttori di caschi a prezzi più "onesti" non è che stanno a fare beneficienza, perciò se su un casco all'ultimo grido paghi un 50% legato a tutto ciò che si è detto, sugli "altri" ne pagherai un 40%, quindi vedi che probabilmente le differenze tecniche, di confort, di possibilità di acessori e via dicendono, rimangono nello stesso tipo di grandezze.
Seconda cosa, l'omologazione è un parametro che molti costruttori usano come punto di arrivo per un prodotto, altri costruttori ne fanno un punto di partenza...giusto per fare un esempio, i caschi Arai superano ripetutamente sullo stesso punto, 4 test di impatto, tutti superiori come valore a quello di omologazione, di conseguenza anche costasse 4 volte un altro casco, li vale tutti!
Terza cosa, parlando di confort e vestibilità, quindi tutto poi traducibile in sicurezza, ci sono marche che adottano una sola misura di calotta per tutte le misure di calzata, ciò vuol dire che chi ha la testa molto piccola si ritrova il casco imbottito con troppo "polistirolo" e troppo peso e chi ce l'ha grande, probabilmente con troppo poco!
Anche in questo caso Arai fornisce 6 misure di calotta per 9 misure di calzata, questo vuol dire che ognuno ha il casco giustamente attagliato alle sue misure e che la proporzione dell'imbottitura è uguale per tutte le misure. Come vedi anche in questo caso quella differenza di euro si traduce in qualcosa!
Cmq vorrei precisare che non sono un azionista Arai, semplicemente un motociclista che ha potuto apprezzare la concreta differenza tra un casco da 800 euro e uno i quelli che tu ritieni cq molto validi da 250...non esiste assolutamente paragone!
In ultimo vorrei dissentire da una tua affermazione, ovvero quando reputi che su strada si posa preferire un prodotto non da motogp...ma stiamo scherzando!!!!!!!!!
E' tutto l'opposto!
Mentre in pista ci sono vie di fuga e il tutto è cmq configurato per la massima sicurezza, su srada è una giungla, le dinamiche di incidente e di caduta sono infinitamente piu' variegate e pericolose che non in una gara da motogp, senza considerare che le odierne super sportive raggiungono senza sforzi i 280 orari e le gran tirismo migliori anche i 240!
Perciò in conclusione, come tu giustamente hai detto, ognuno spende i propri soldi come meglio crede, io alla luce di tutto quello che ho scritto ritengo che la ia testa li posa valere 800 euro, se tu ritieni che la tua ne valga 200 fai pure:-)

criis
user spedito da Ferodo0302 il 13:51 04 Gennaio 2007
Info utente #1046914550886026 - punteggio: 1 - (ID commento: #107869)
Un interessante "mini-trattato" sui caschi, complimenti.
Per quel che ne so io, forse merita una piccola precisazione: nella modalità di assorbimento dell'urto attribuisci alla calotta la funzione di assorbimento dell'energia dell'urto, mentre a quella che chiami "imbottitura" (impropriamente) deve secondo te mantenere essenzialmente la "forma" per non danneggiare la testa.
Secondo me non è corretto.
La calotta assorbe sì una certa quota di energia, ma la sua funzione principale è quella di proteggere la testa dalla penetrazione di corpi esterni e di mantenersi il più possibile integra durante l'urto per permettere al polistirolo interno di assorbire l'energia. E' quest'ultimo, infatti, che nell'urto si deforma (plasticamente quindi irreversibilmente) in modo sensibile ed assorbe la maggior quota parte dell'energia.
La calotta non funziona come il paraurti di un'auto, che si deforma molto e tende a tornare in posizione (questo forse vale per i caschi-truffa, come quelli venduti, come sagnali giustamente, in qualche supermercato, tempo fa). La calotta di un buon casco è molto rigida, si deforma poco nell'urto e quindi assorbe poca energia, compito che spetta alla struttura in polistirolo.
Infatti, il motivo principale per cui occorre sostituire un casco dopo un urto (magari anche di lieve entità) è perché molto probabilmente il polistirolo (nello strato immediatamente sottostante la calotta) si sarà deformato, divenendo incapace di assorbire ulteriormente energia.
Ciao e, di nuovo, complimenti per la tua esposizione.
Francesco
user spedito da gandreol il 1:18 05 Gennaio 2007
Info utente #8701691 - punteggio: 2 - (ID commento: #107932)
... inno alla sicurezza di noi stessi...
Io scelgo il casco principalmente guardando la misura, perché con il mio cappoccione non sempre ho molta libertà di scelta...
Oltre alla sicurezza passiva, a mio avviso, esiste anche quella attiva, come per esempio nel caso del mio Schuberth, che ha la visierina antisole incorporata e scorrevole. Prima avevo seri problemi con la visiera scura del tipo fumè, entrando nelle gallerie o alla sera vedevo veramente poco, e non mi sembrava il caso di guidare con la visiera alzata. Tenere la visiera trasparente era peggio, il sole mi uccideva gli occhi e non ho mai considerato valida la soluzione degli occhiali scuri sotto il casco (che andrebbero in ogni caso tolti in qualche modo quando si entra in galleria...). Ora alzo e abbasso la visiera antisole a mio piacimento... Mi auguro che questa soluzione venga adottata anche da altri costruttori (e mi risulta che qualcuno oltre alla Schuberth ci sia...).
Ciao
BJ
user spedito da legend0409 il 8:06 05 Gennaio 2007
Info utente #1114760940551031 - punteggio: 1 - (ID commento: #107935)
Non esiste che un produtore di cachi accoppi due calotte.La linea che si vede in una calotta di policarbonato non è altro che il punto in cui uno stampo si apre per fare uscire il prodotto.Infatti uno stampo sferico si deve aprire per fare uscire quello che si è stampato.
user spedito da Albert 1000 il 9:45 05 Gennaio 2007
...torno a dire che nel 1982 sono scivolato con una Yamaha RD 350 LC bianca e rossa appena comprata, finendo con il femore contro un platano e con la testa (lato destro) contro lo spigolo di un marciapiede in porfido alto 20 cm.

Risultato: femore rotto, testa integra, casco Bieffe in policarbonato con una leggera scalfittura ma intatto. Il casco non ha perso la visiera non si è slacciato, non ha ceduto in nessun punto o parte.

Lo pagai 40 mila lire e lo scelsi perchè era bianco e rosso come la moto: si dimostrò più che robusto, salvandomi la vita.

Suppongo che nel 2007 i caschi siano costruiti meglio di un casco economico del 1982 (25 anni fa).

Pertanto ne deduco che sono tutti (quelli che hanno superato le prove di omologazine) ben più robusti di quanto serve realmente e pertanto vadano scelti più che altro per estetica, calzabilità, confort ed accessori presenti (ventilazione, antiappannamento, doppia visiera ecc).

Ricordo che la calotta esterna non ha la funzione di assorbire gli urti (o almeno lo ha in misura modestissima), mentre tale funzione è svolta dal materiale espanso posto al suo interno.

Tale materiale espanso è "one shot" ossia dopo la prima botta si deforma plasticamente e perde una buona parte delle sue doti di assorbimento d'energia: dopo un incidente il casco va cambiato.

Se invece il casco cade a terra accidentalmente, basta una ispezione accurata per vedere se ci sono microfratture sulla calotta esterna: se non ci sono lo si può utilizzare tranquillamente, visto che l'espanso interno non ha subito alcun colpo perchè non c'era la vostra testa a comprimetrlo.

Il mio consiglio è questo: comprate un casco non troppo costoso in policarbonato o similari e cambiatelo spesso, ogni 3 o 4 anni max, e soprattutto cambiate spesso le visiere appena si segnano un po'.

Se fate così avrete sempre un casco recente (tutte le materie plastiche risentono un po' del passere del tempo, per azione degli ultravioletti, dell'ozono, dell'ossigeno e delle altre sostanze disperse in ambiente, specie i solventi) che è la miglior garanzia per avere la calotta estrena intatta e nel pieno della sua efficienza. Idem per l'interno, per il cinturino, per la chiusura e per l'incollaggio dei vari pezzi.

Credo che i caschi oggi siano molto più robusti (ossia sopportanto tanti più "g") di quanto la testa riesca a tollerare: ricordatevi di Ratzemberger ad Imola (nel 92? fu il gp dela morte di Senna) durante la gara di F.1, cui esplose il cranio all'interno del casco, che invece rimase intatto. Il pilota ovviamente morì sul colpo.

Credo anche che invece che i caschi vadano migliorati nei punti di attacco della visiera, che si stacca sempre troppo facilmente negli incidenti (vedi motogp).

ciao

Alberto Mantovani
Ingegnere meccanico da 18 anni.
user spedito da dermato il 21:24 05 Gennaio 2007
Info utente #1141406580561363 - punteggio: 1 - (ID commento: #108021)
e pensare che sono un medico e ho già i capelli bianchi ! però il 24 dicembre ,in riviera un giorno di luce da impressionisti,ho commesso un errore fatale cui i modulari ti invitano : ho alzato la mentoniera per respirare e godermi un bel vento di libertà.
Una banale scivolata ( alla moto neppure un graffio)ed il cupolino della moto mi ha tranciato il naso.
Morale : integrale ,ragazzi, integrale !!!
user spedito da Melus0512 il 20:24 06 Gennaio 2007
Considerato che per quanto riguarda i caschi ci siamo ritrovati a colloquiare con diversi utenti abbastanza eruditi in materia, vorrei fare alcune domande: è possibile progettare una calotta esterna di un casco con un foro di circa sei centimetri di diametro posto proprio nella parte più alta, senza per questo snaturare le sue doti meccaniche di resistenza agli urti? Fra i materiali attualmente usati quale potrebbe essere quello che più si presterebbe ad un simile trattamento? Infine chiedo se un casco simile, nell’ipotesi che possa conservare intatte le sue dosi di resistenza, potrebbe rivelarsi riduttivo per la protezione interna del capo? Ho letto la risposta di E.S.P alla domanda di Nordest sulle feritoie applicate alla calotta esterna. Ma nel mio caso si tratta di un foro circolare del diametro di circa sei centimetri, e la cosa cambia un pochino. Il motivo di queste domande? Ve lo spiegherò in un mio prossimo articolo. Vi sarei veramente grato se potessi avere dei chiarimenti su quanto sopraesposto.

Melus
user spedito da dariolore il 15:08 08 Gennaio 2007
Info utente #10311263 | http://news.motonline.com/ - punteggio: 2 - (ID commento: #108095)
Mi riallaccio alla considerazione di Bigjohn sul discorso visiera scura - occhiali da sole.

Effettivamente il casco Schubert con la visera scurata che si può alzare e abbassare a piacimento rappresenta la soluzione migliore; reduce da un incidentino in rotatoria, un mio caro amico se l'è comprato utilizzando il risarcimento che ha ricevuto: unico neo, secondo me, è che con i guanti azionare la piccola levetta per la visiera scura non è semplicissimo (magari, però, basta un pelo di abitudine). Mi sembra però che quel casco sia un modulare, non so ne esistano di integrali con pari caratteristiche.

Il discorso dei chiaroscuri durante la guida è importante, anche perché in alcune occasioni e per alcune persone (dipende dal visus di ciascuno) ci si può trovare a percorrere tratti di strada praticamente alla cieca.

L'effetto più "visibile" (scusate il gioco di parole) lo si avverte nelle gallerie, specie quelle non autostradali poco illuminate e che magari curvano all'interno. Con occhiali da sole "pesanti", l'effetto Ray Charles è assicurato.
Tra l'altro, stando a quanto mi riferisce l'oculista che mi segue (e che mi visita di tanto in tanto - si tratta di un primario ospedaliero), chi ha forti differenze di visus da un occhio all'altro è più soggetto, in caso di guida notturna (o paragonabile ad essa), ad un calo della percezione del senso della profondità, che quindi riduce la capacità di stimare gli spazi che ci troviamo davanti, o a quale distanza sia realmente, ad esempio, un veicolo che stiamo per incrociare.

In casi di elevata luminosità esterna, poi, eventuali zone d'ombra possono essere percepite come quasi buie: ricordo una salita sul passo della Calla in cui alcune zone d'ombra degli alberi sulla strada sembravano veramente buie; d'altro canto era impossibile viaggiare senza occhiali da sole perché nelle zone illuminate la luce era veramente fastidiosa. Casi in cui si alternano continuamente situazioni con elevata differenza di luminosità, rendono l'occhiale da sole (difficile da togliere durante la guida) o la visiera solo scura soluzioni molto scomode (o addirittura pericolose).

Altri casi critici per la visibilità si manifestano, magari variabilmente a seconda delle stagioni, quando a certe ore il sole tramonta dritto sul piano stradale (ricordo un ritorno da Trieste un luglio del 2000, o la statale PD-VI a settembre): credo sia la situazione più difficile, in quanto comunque si ha il sole negli occhi e del resto di vede gran poco.

Un ottico mi aveva venduto degli occhiali da sole con lenti polarizzate: ottime per eliminare abbagli e riflessi e abbattere il contrasto dei chiaroscuri, ma hanno alcune controindicazioni: con alcune inclinazioni di visuale i display a lcd (es. il tachimetro del tdm) risultano... neri; in caso di visiere di scarsa qualità (come quella di un jet che uso quasi mai), la strada, a seconda dell'inclinazione in cui si guardi) assume variabilmente toni grigi, rossi o verdi... insomma dopo un quarto d'ora arriva un bel mal di testa e persino un senso di nausea (l'occhio si stanca parecchio in condizioni del genere).

Per chi usa molto la moto, con escursioni d'orario in cui la luminosità esterna varia di molto (e quindi, a maggior ragione, chi la usa nei mesi freddi - giornate corte) caschi con visiere di buona qualità ed eventualmente con la doppia visiera (chiara e scura) sono effettivamente una gran comodità, ma anche un notevole elemento di sicurezza: protetti a meraviglia va bene, ma se ci si trova nella situazione di viaggiare senza vedere dove si va o cosa accade intorno...
user spedito da E.S.P. il 19:47 08 Gennaio 2007
Info utente #1028878014240122 - punteggio: 2 - (ID commento: #108123)
ecco una cosda interessante passata sulle riviste nel corso del 2006...

Lo guardavi..e sinceramente rimanevi un pò perplesso...perchè la forma era strana e sinceramente piuttosto brutta...

...però l'idea era grandiosa...

...alla fine non è che...quattro prismetti di plastica ed i corridoi per le riflessioni liberi ed il gioco è fatto...

...però l'idea è ottima...vedere dafvanti e dietro contemporaneamente...avere sempre la situazione sotto controllo ai margini del campo visivo...

...cosa NON bisognava fare per permettere al prodotto di affermarsi, nonostante la forma non aggraziata?

Bisognava evitare come la peste di mettergli un prezzo assassino che lo relegasse al rango di semplice curiosità...bisognava evitare l'ansia di recuparere i soldi dello sviluppo con il primo oggetto...o semplicemente nei primi tempi...perchè una novità del genre ha bisogno di uscire per il mondo ed andare ad affermarsi...

...difatti, prezzo assassino, prodotto morto in culla.